Progetto Istruzione Futuro

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Onorevoli deputati e senatori! – La proposta di legge che si presenta alla Vostra attenzione riguarda l’istruzione scolastica dell’infanzia, dell’adolescenza e la formazione degli adulti. Si prevede, pertanto, che la persona sia istruita e formata per tutta la vita.

Se sarà possibile in futuro, speriamo di affrontare una riforma organica dell’istruzione universitaria che potrà rappresentare un nostro successivo progetto.

L’ipotesi di riforma che Vi presentiamo è molto innovativa e riteniamo sia coerente con i bisogni della nuova società della conoscenza, che sempre di più caratterizzerà il nostro futuro.

La presentazione di questa proposta di legge generale sull’istruzione risponde a due esigenze fondamentali, tra loro fortemente collegate.

La prima esigenza è quella di avviare, senza più indugi, un processo di riforma organico e complessivo delle istituzioni e degli ordinamenti scolastici, per realizzare nei primi anni del nuovo millennio i cambiamenti necessari, ormai indilazionabili, in grado di migliorare i livelli essenziali delle prestazioni del servizio scolastico e di creare un efficace sistema di formazione degli adulti. Come Voi sapete, il futuro del nostro Paese dipende infatti in massima parte dalla capacità di effettuare un forte e tempestivo investimento che qualifichi adeguatamente la scuola italiana.

La seconda esigenza è quella di dare finalmente attuazione ai principi costituzionali in materia di diritto all'istruzione. Infatti, l'art. 33 della Costituzione dispone esplicitamente alla Repubblica di dettare norme generali sull'istruzione. Tale riferimento non può essere considerato a sé stante e completamente avulso dallo spirito di tutta la nostra Carta costituzionale e, più in particolare, da norme quali l'art. 3, in cui si affida alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona. Inoltre, hanno un ruolo essenziale l'art. 34, nel quale si ribadisce il principio dell'apertura della scuola a tutti, e l'art. 38, in cui si prevede la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori in situazione di svantaggio fisico, psichico e sociale.

Questi richiami evidenziano l'esistenza di un principio costituzionale che è alla base della proposta di legge generale che si presenta alla Vostra attenzione: garantire a tutte le persone l'uguaglianza delle opportunità di istruzione e di formazione, indipendentemente dall'origine sociale e senza distinzione di etnia, di sesso, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali.

In Italia, come è a Vostra conoscenza, tutto ciò raramente avviene.

In Europa e, in generale, nei Paesi più avanzati, sono state investite cospicue risorse per migliorare il livello dell'istruzione, mentre purtroppo in Italia ciò non è avvenuto, anche se non sono mancati diversi sforzi che, comunque, non hanno determinato una effettiva inversione di tendenza. Ed invece soltanto un processo di riforma organico e complessivo può produrre un forte salto di qualità e di quantità, una strategia di medio e lungo termine con la quale costruire il futuro, perché non è più sufficiente il miglioramento graduale dell'esistente.

Ciò che soprattutto si nota nel nostro Paese è un ritardo allarmante nella cultura dell'istruzione e della formazione. Tale ritardo deve essere assolutamente colmato. E’ necessaria una nuova situazione in cui l’istruzione non sia più fattore di disequilibrio e di esclusione sociale. Essa invece deve rappresentare un’istituzione sociale e culturale dinamica con il compito storico di conservare, arricchendola, la memoria della civiltà, apprendere nuove culture, favorire il confronto con culture diverse, dare accoglienza a tutte le persone per far loro acquisire il senso ed il significato dell'esistere personale e comunitario.

L'istruzione, che la proposta di legge generale delinea, non fa scelte di parte, non giustifica scelte già fatte, non ha scopo di indottrinare, ma promuove la ricerca, si nutre del dubbio, mette in discussione i fondamenti del sapere, cerca di aprire nuovi orizzonti senza pregiudizi ed atteggiamenti dogmatici, non si adagia sulla neutralità, ne’ accede ad unanimismi. Il modello di istruzione ipotizzato si propone di formare uomini liberi e nello stesso tempo solidali, in un'atmosfera stimolante e responsabile, attenta alla cultura, alla scienza, all'arte, alla razionalità, ai sentimenti, alla creatività e alla dimensione spirituale.

E proprio mentre in Europa e nel mondo, nonostante la crisi in corso, si osserva un notevole dibattito sulla politica dell'istruzione, in Italia si continuano a rinviare provvedimenti urgenti da anni e l'istruzione e la formazione sono collocate soltanto nella sfera dei servizi sociali e non anche in quella dei servizi produttivi. Ed ancora, mentre nel contesto mondiale si parla di formazione degli adulti, come nuovo scenario concettuale ed operativo in cui collocare il tema dell'istruzione, in Italia si insiste a considerare come nodo centrale il confronto tra istruzione pubblica e privata.

Si impone quindi un completo ripensamento di tutto il sistema d'istruzione scolastico italiano e la creazione di una organizzazione di formazione degli adulti che consenta alla persona di essere adeguatamente istruita per tutta la vita al fine di realizzare la propria personalità e di cogliere i  cambiamenti economici, sociali, tecnologici e scientifici che saranno sempre più accelerati.

Tutto ciò potrà essere possibile attraverso la formulazione di una proposta di legge generale, con le caratteristiche della delega, che abbia la funzione di stabilire, in linea con il dettato costituzionale, i principi, i criteri, gli indirizzi generali e gli obiettivi fondamentali dell'intero sistema d’istruzione, attraverso la messa in opera dei livelli essenziali delle prestazioni. La filosofia con la quale si propone la legge generale sull'istruzione scolastica e di formazione degli adulti è dunque quella che considera tale atto legislativo determinante anche ai fini della definizione e della individuazione degli strumenti, dei tempi e delle fasi di attuazione. La logica non può essere che quella della pianificazione a livello pluriennale, stabilita da interventi legislativi e regolamentari.

Il nostro Paese, come quasi tutto il mondo, sta vivendo un accelerato processo di trasformazione, caratterizzato dall'avvento della società della conoscenza e della comunicazione, che è conseguenza della mondializzazione dell'economia, dello sviluppo dell'informazione e dell'accelerazione del progresso tecnico-scientifico. Tale processo si muove sempre più chiaramente verso un orizzonte comune a livello mondiale e ha come elemento di base un profondo cambiamento dei sistemi d'istruzione. Senza uno sviluppo adeguato di tali sistemi, la nuova modernizzazione può comportare fenomeni involutivi ed ostacolare lo sviluppo armonico della società e degli individui, come l’attuale crisi sta a dimostrare. Il nostro Paese non può isolarsi dal contesto mondiale e rimanere passivo, mentre gli altri Stati attribuiscono un peso sempre maggiore all'istruzione e alla formazione. È anche per questo motivo che la riforma organica e complessiva si impone, proprio per consentire ai cittadini italiani di questo secolo di avere lo spazio individuale, culturale, politico ed economico degli altri cittadini degli Stati più importanti. Questi cittadini hanno a disposizione istituzioni riformate in grado di consentire un prolungamento dell'istruzione e di estendere l'intervento formativo in termini quantitativi, nonché di promuovere innovazioni di metodologie tali da garantire un innalzamento del livello qualitativo per un apprendimento sempre più individualizzato e quindi qualificato.

L'istruzione può e deve dunque costituire la grande sfida per la rinascita morale, civile ed economica del nostro Paese. In questa prospettiva si può allora affermare che la riforma globale del sistema d'istruzione rappresenta certamente la questione sociale, culturale e politica centrale dell’Italia. Essa è priorità del Paese!

I primi obiettivi sono essenzialmente tre: colmare il deficit di conoscenze, allargare il ventaglio delle offerte educative e definire i livelli essenziali delle prestazioni sul piano qualitativo, quantitativo e dell’efficienza del sistema d’istruzione scolastico (art. 6). I livelli essenziali delle prestazioni sono stati introdotti, dal legislatore costituente del 2001, in relazione alle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Essi riguardano in questo contesto l’istruzione scolastica e la formazione degli adulti.

La riforma del sistema d'istruzione italiano si configura come una vera e propria riforma istituzionale. Infatti:

a) senza un sistema d'istruzione efficiente, efficace ed equo, che dia le stesse opportunità a tutti di raggiungere i massimi livelli di istruzione, gli spazi di democrazia diminuiscono;

b) senza un sistema d'istruzione flessibile e mirato alle capacità individuali non si può affrontare in modo adeguato la prospettiva del cambiamento;

c) senza una riforma del sistema d'istruzione non si possono risolvere strutturalmente i grandi problemi che affliggono la società italiana ed in particolare la disoccupazione, l’illegalità,  l'esclusione sociale ed il disequilibrio nello sviluppo, che invece deve diventare sostenibile e solidale in tutte le aree del Paese.

Per tutte le ragioni esposte è necessario il massimo consenso possibile e coloro che hanno responsabilità istituzionali sono chiamati ad intervenire con celerità: tutto è infatti ancora possibile, ma solo se si riuscirà ad operare un cambiamento profondo in tempi ragionevolmente brevi.

La complessa riforma dell'istruzione deve essere esaminata in una prospettiva di sistema, in modo da affrontare tutti i temi e le loro interdipendenze, evitando interventi frammentari e di settore, che purtroppo ancora caratterizzano il dibattito italiano e le stesse iniziative ministeriali.

La flessibilità del sistema di istruzione riferito alla persona ha la massima importanza, in quanto occorre impostare a tutti i livelli un'offerta di istruzione individualizzata e quindi riferita alle esigenze della persona, in una prospettiva che consenta di passare da una visione di centralità dell'insegnamento ad una visione di centralità dell'apprendimento.

L'istruzione a cui si fa riferimento nella proposta di legge generale non si esaurisce solo nell'istituzione scolastica, ma si integra anche con altre realtà del sociale e del mondo della comunicazione ed in particolare con l'educazione impartita nella famiglia. Lo stesso concetto di istruzione scolastica ha una connotazione molto ampia e comprende l'acquisizione di conoscenze, di formazione adeguata per saper fare, saper pensare, saper creare con consapevolezza e con coscienza critica. Il possesso di conoscenze offre la possibilità per ciascuna persona di trovare, in ogni momento della vita, le motivazioni e le metodologie utili per il proprio inserimento nella società e nel mondo del lavoro. Inoltre, ogni individuo deve essere messo in grado di acquisire liberamente valori, nel rispetto delle proprie convinzioni radicate con l'educazione della famiglia.

La formazione degli adulti sviluppa invece la capacità generale e specifica di apprendere permanentemente e di rinnovare i contenuti delle proprie esperienze.

L’istruzione scolastica che si propone è unitaria (art. 7) nel senso che consente fino a diciotto anni una formazione di base logica e conoscitiva a tutte le persone, senza che si sviluppino orientamenti verso segmenti di società privilegiati. Nessun dualismo è possibile tra un’istruzione umanistica/scientifica e quella tecnica, ma invece si rende indispensabile un apprendimento che inizi precocemente e che sia orientato alla centralità dell’acquisizione di conoscenze e specifiche metodologie che caratterizzino un percorso didattico il più possibile individualizzato.

In una dimensione storica, la meta del disegno di legge del Progetto Istruzione Futuro, che non si è rilevata frequentemente nel mondo, è funzionale ad una società conoscitiva in forte accelerazione. Così come in Italia si è verificato un altro scalino nel 1962, con la scuola media unificata che consente a tutti gli studenti fino a quattordici anni la stessa formazione.

All’inizio del ‘900 era nato nel Regno Unito il Movimento delle scuole nuove e dell’attivismo pedagogico che poi si diffuse in molti paesi, tra cui l’Italia. Questo movimento nel nostro Paese fu più che altro funzionale all’alfabetizzazione di massa avvenuta con le leggi Casati e Coppino che finalmente introducono, anche attraverso il pedagogista Lombardo-Radice, la scuola elementare gratuita ed obbligatoria. Questa si può intravedere come la prima meta dell’istruzione, mentre la seconda è quella già citata della scuola media e la terza è quella che si è posta il Progetto Istruzione Futuro che stabilisce un percorso unitario e flessibile che consenta un’istruzione unificata e gratuita a tutte le persone con obbligo fino a diciotto anni.

L’idea di fondo è che si possa passare alla professionalizzazione solo dopo aver acquisito una solida formazione di base umanistica e scientifica. Si tratta in sintesi di anticipare il più possibile l’apprendimento del bambino e di allontanare il momento della scelta professionale quando vi sono le condizioni per una decisione consapevole.

Sono note le difficoltà di bilancio dello Stato e i rapporti debito pubblico/PIL tanto considerati dalle Autorità europee. Ma tutto ciò non può impedire lo sviluppo sociale e civile di un popolo. Bisogna anche considerare che la riforma che si presenta sarà in vigore dal 2015 e che gli oneri addizionali di maggior rilievo si presenteranno solo dal 2016. Nel frattempo le criticità finanziarie attuali potranno essere risolte, tenendo in considerazione però la giustizia sociale nel reperimento delle risorse.

Nell’articolo 1 sono indicate le finalità ed i compiti di applicazione della legge, mentre nell’articolo 2 sono evidenziati i principi fondamentali e i caratteri che ispirano il disegno di legge che Vi presentiamo.

Le disposizioni della presente legge conferiscono allo Stato: l’indirizzo, il coordinamento e la pianificazione del sistema d’istruzione, mentre alle regioni sono conferite la gestione e la programmazione del sistema stesso (art. 1).

Il diritto all'istruzione e alla formazione (art. 2), che assurge a diritto sociale assicurato ad ogni persona, si configura come situazione giuridica garantita attraverso il rispetto di principi che consentono di promuovere le condizioni per l’inserimento delle persone nella vita sociale, professionale e culturale. Il diritto all’istruzione si pone come diritto essenziale e perciò irrinunciabile per l'accesso reale alla cittadinanza giuridica, politica e sociale.

La scuola che nasce dalla riforma promuove un'etica della responsabilità che è personale e comunitaria. I richiami all'innovazione, alla cultura tecnologica e all'organizzazione vanno oltre l'orizzonte pragmatico ed efficientistico finalizzato unicamente alla competizione ed implicano l'assunzione di responsabilità coerenti con le esigenze sociali delle comunità umane. Con ciò si promuove una cultura della cittadinanza aperta alla vita sociale, che si colloca all'interno di una visione neoumanistica centrata sul riconoscimento delle potenzialità della persona e sulla volontà di valorizzare le risorse di ciascuno, compresi i più deboli.

L'istruzione pubblica scolastica e di formazione degli adulti è qualificata dall’acquisizione del senso critico, dalla riflessione e dalla consapevolezza, capaci di creare le migliori condizioni per sviluppare la formazione di base, l’apprendimento individuale e la capacità di saper fare (artt. 2-5).

Al fine di tutelare la libertà di apprendimento, la Repubblica deve offrire alla generalità dei soggetti un servizio in grado di garantire percorsi formativi individualizzati (art. 5). La modularità e la flessibilità, che  ispirano la proposta di legge, sono infatti finalizzate alla costante valorizzazione delle qualità della persona, adeguatamente correlate all'evoluzione sociale, scientifica, tecnologica ed economica del Paese (art. 5).

A fronte del diritto all’istruzione, l’art. 3 individua i doveri e gli oneri dello studente e della famiglia. Il più importante, tra i doveri, è quello di completare l’istruzione obbligatoria e tra gli oneri è rilevante quello di non assumere atteggiamenti passivi che non consentano di imparare.

Per la prima volta nella legislazione italiana, accanto alla libertà di insegnamento riconosciuta e garantita al docente attraverso l'esercizio dell'autonomia didattica, scientifica e di ricerca (art. 4), si esprime il concetto di libertà di apprendimento, intesa come facoltà di scelta dello studente che, con l’aiuto del tutore di istituto, definisce i processi di acquisizione delle conoscenze più idonei a favorire lo sviluppo consapevole della propria personalità (art. 4). Le modalità di esercizio della libertà di insegnamento e della libertà di apprendimento trovano applicazione concreta nel Progetto d’istituto, di cui all’art. 20. Particolare attenzione dovrà essere rivolta ai soggetti che presentano situazioni di svantaggio fisico, psichico e sociale, ma anche di vantaggio psichico (art. 5).

Allo studente e al docente sono riconosciuti e garantiti il rispetto della propria persona, della propria coscienza morale e civile e la possibilità di espressione, anche critica, del proprio pensiero (art. 4).

La proposta di legge generale, al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona (art. 3 della Costituzione) e per rendere quindi effettivo il diritto all'istruzione e alla formazione, propone otto linee strategiche di azione:

1) innalzamento dell'obbligo scolastico al compimento del diciottesimo anno, con una durata degli studi di tredici anni e l'inizio dell'istruzione obbligatoria a cinque anni;

2) definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, che sono previsti dall’art. 117, comma 2, lettera m della Costituzione;

3) organizzazione di una istruzione dell'infanzia che comprende anche la fascia 3 mesi – 3 anni, relativa ai nidi d’infanzia. A questo proposito bisogna evidenziare le gravi difficoltà in cui versa l’Italia in tale settore. E però emerge anche l’esigenza di considerare il primo segmento dell’istruzione dell’infanzia prevalentemente come servizio di apprendimento scolastico e non solo sociale;

4) organizzazione di un’istruzione dell’infanzia e dell'adolescenza unitaria, che dia una solida base di studio e di preparazione, ma nel contempo sia opportunamente adattata alle esigenze della persona;

5) strutturazione della formazione degli adulti;

6) definizione del sistema pubblico integrato;

7) previsione di interventi straordinari nel settore dei nidi d’infanzia e in quello della nuova scolarizzazione, un segmento importante dell’ordinamento della formazione degli adulti;

8) decentramento amministrativo alle regioni di tutta la gestione dell’istruzione scolastica e della formazione degli adulti.

Per realizzare tale disegno occorre una riforma della struttura organizzativa che preveda forme di decentramento e di autonomia, un'adeguata qualificazione del personale della scuola ed una innovazione delle metodologie e dell'impianto pedagogico-didattico. Sono di conseguenza necessarie risorse finanziarie addizionali rispetto alla situazione attuale.

Per quanto riguarda i nidi d’infanzia, la cui mancanza nel nostro Paese è ormai insostenibile, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente legge, il Parlamento approva, su proposta del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, una legge costituente il Piano nazionale straordinario per i nidi d’infanzia (art. 8).

L’istruzione dell’infanzia si articola in cinque segmenti, di cui i primi due, nidi d’infanzia e scuola materna, sono facoltativi e durano dai tre mesi ai cinque anni. Il terzo segmento dell'istruzione dell'infanzia, denominato scuola preparatoria, ha la durata di un anno e si svolge dai cinque ai sei anni, è obbligatorio e ha lo scopo essenziale di appianare i dislivelli socioculturali di partenza. Esso si configura anche come anno di preparazione all'istruzione successiva (art. 8). Il quarto segmento, denominato scuola primaria, dura due anni (dai sei anni agli otto anni) e ha gli obbiettivi stabiliti dall’articolo 8, mentre l’ultimo segmento, denominato scuola elementare, di durata di tre anni (dagli otto anni agli undici anni), ha le finalità fondamentali di trasmettere la capacità di elaborazione e comprensione di un testo scritto e di insegnare le prime nozioni di aritmetica (art. 8).

L’istruzione dell’adolescenza, che riguarda i discenti da undici a diciotto anni e che è obbligatoria, si articola in due segmenti: il primo, denominato scuola intermedia, giunge sino ai quattordici anni, il secondo, denominato scuola conclusiva, va dai quattordici anni ai diciotto anni (art. 9).

Lo schema riduttivo dell'istruzione intesa come consegna definitiva di conoscenza deve essere superato. La nostra proposta di formazione degli adulti, che presenta aspetti innovativi anche nel contesto legislativo europeo e mondiale, si caratterizza infatti non solo come istruzione post-obbligo, ma si sviluppa in modo articolato e dinamico in tutta la vita della persona, con l'obiettivo di dare permanentemente a ciascun individuo la possibilità di accrescere il proprio livello di conoscenza, di formazione e di capacità di lavoro (art. 10).  La struttura della formazione degli adulti si articola nei segmenti della alta formazione, della formazione professionale, della nuova scolarizzazione e della formazione culturale. La formazione degli adulti è facoltativa e la sua funzione amministrativa è conferita alle regioni che la gestiscono e la programmano, salvo il segmento della formazione professionale che è di competenza esclusiva della Regione, ai sensi dell’art. 117 comma 3 della Costituzione.

Il segmento dell’alta formazione (art. 10) si configura come istanza strategica per la realizzazione di profili professionali di alto livello ed è riservato a soggetti che hanno superato l’esame di Stato. Rispetto ai contenuti del diploma universitario, l’alta formazione si differenzia essenzialmente per il diverso livello di capacità progettuali che è destinata a fornire.

Il segmento della formazione professionale (art. 10) ha il fine di fornire le conoscenze necessarie per l'immediato esercizio di attività tecnico-pratiche ed è diretto a soggetti che hanno assolto l'obbligo di istruzione scolastica o hanno superato l’esame di Stato. Tali soggetti si trovano nell'esigenza di iniziare o proseguire un'attività lavorativa con contenuti prevalentemente pratici. Il segmento in esame ha una dimensione molto importante e consente di risolvere la maggior parte dei problemi del lavoro, per la fascia diciotto – ventiquattro anni. I contenuti fortemente innovativi di tale segmento sono due: il primo consiste in una formazione molto intensa e orientata ad acquisire, in tempi ragionevolmente brevi, un’idoneità allo svolgimento di un’attività di interesse per l’offerta di lavoro; il secondo riguarda il fatto basilare che lo studente è seguito dal Dipartimento regionale scolastico e di formazione degli adulti (art.20) fino al momento dell’effettivo inizio del lavoro.

Il segmento della nuova scolarizzazione è molto rilevante  proprio per la grave situazione della scolarità italiana ed ha lo scopo di consentire ai soggetti di appropriarsi o di riappropriarsi delle conoscenze e delle metodologie necessarie per il loro utile inserimento nel mondo del lavoro e nella società. Esso è diretto a tutti i soggetti, inclusi quelli che hanno assolto l’obbligo di istruzione scolastica o superato l’esame di Stato e compresi coloro che hanno il diploma e una laurea e sono declinati sul piano culturale ed intellettuale.

Il segmento della formazione culturale si pone l'obiettivo di dare conoscenze organizzate non universitarie a soggetti di qualsiasi età che intendono acculturarsi o approfondire materie di loro interesse. Esso è diretto a tutti i soggetti, compresi quelli che hanno assolto l’obbligo di istruzione scolastica o superato l’esame di Stato e a coloro che hanno diplomi di laurea conseguiti in anni passati.

In tutti i segmenti della formazione degli adulti sono possibili rientri in qualsiasi momento della vita, in modo che ogni persona possa rivedere i propri percorsi formativi utili in particolare per svolgere nuove attività o migliorare quelle che sta realizzando, in una prospettiva di potenziale cambiamento del proprio progetto di vita.

L'istruzione pubblica è servizio pubblico integrato (art. 5) in quanto è gestito da istituti scolastici regionali per l'infanzia e l'adolescenza, da istituti scolastici regionali per la formazione degli adulti e, per tutti gli ordini e gradi, da istituti scolastici paritari (art. 23). Al fine di strutturare l'istruzione pubblica integrata nel territorio, secondo le esigenze delle persone, sono individuati bacini di utenza all'interno dei quali sono garantiti tutti gli ordini e gradi di istruzione, in una logica di risposta alle caratteristiche demografiche, sociali, culturali e economiche della popolazione (art. 5).

L'istruzione dell'obbligo, nell'ordinamento dell'infanzia e dell'adolescenza, realizza la formazione di base mediante lo sviluppo di capacità di apprendere e di attitudine all'uso operativo della conoscenza (ricercare, risolvere problemi, progettare, decidere), nell'intento di elevare capacità e potenzialità e di collocare di conseguenza la formazione specialistica nel segmento alto dell'istruzione. Tale aspetto è ispirato da studi pedagogici importanti, ma non è molto presente nel mondo. Proprio ciò caratterizza il valore aggiunto della proposta di legge del Progetto Istruzione Futuro.

La proposta di legge generale, che entrerà in vigore nel 2015 (art.28), consente la piena realizzazione dell'obbligo degli studi uguale per tutti, pur con articolazioni flessibili in relazione alle attitudini e alle esigenze individuali. Si prevede di innalzare l'attuale scolarità obbligatoria con interventi graduali, con l'obiettivo del 100% sul totale della classe di età di assolvimento dell'obbligo entro  l'anno 2019 (art. 28), comprendendo anche coloro che hanno compiuto gli studi con il regime precedente e hanno superato l’esame di stato.

Nell'istruzione dell'obbligo è prevista un'area a frequenza obbligatoria caratterizzata da materie comuni a tutti gli studenti. Vi è inoltre un’area opzionale che comprende materie scelte dagli studenti nell'ambito di elenchi individuati dalle conferenze regionali dei dirigenti d’istituto. Vi è infine un’area facoltativa che comprende materie scelte dagli studenti a livello d’istituto (art. 11). Nell’ultimo biennio della frequenza dell'obbligo sono previsti differenti indirizzi di aree culturali e conoscitive stabilite a livello di istituto, con possibilità di trasferimenti assistiti da un indirizzo all'altro. Sempre nell'ultimo biennio dell'istruzione dell'adolescenza è prevista la possibilità che lo studente svolga un'attività lavorativa parziale di due anni presso enti pubblici o privati, utilizzando gli spazi delle aree opzionali e facoltative e continuando a frequentare le materie obbligatorie (art. 9).

I programmi d'insegnamento di tutte le materie: obbligatorie, opzionali e facoltative (art. 11), devono periodicamente essere aggiornati sul piano dei contenuti e delle metodologie, in modo che non si verifichi una discrasia della scuola dalla società, così come purtroppo avviene negli anni che viviamo.

A conclusione dell'istruzione dell'adolescenza (art. 9), gli studenti ricevono un attestato di frequenza che proscioglie dall'obbligo o possono sostenere e superare l’esame di Stato che si svolge in un’unica sessione annuale. Il proscioglimento consente l'accesso alla formazione degli adulti segmenti della nuova scolarizzazione, della formazione professionale e della formazione culturale. Mentre il superamento dell’esame di stato consente l’accesso a tutti i segmenti della formazione degli adulti e all’Università.

Nell’ordinamento dell'adolescenza è ammessa una ripetenza, solo come evenienza straordinaria, con contestuale riprogettazione del percorso formativo, che proseguirà attraverso interventi individualizzati di ricupero.

La flessibilità dei percorsi formativi deve inoltre essere sostenuta da un'adeguata politica nel settore dell'istruzione degli svantaggiati (art. 13) che preveda, in tutti gli ordini e gradi, misure di prevenzione, di sostegno e di integrazione, in ragione delle diverse condizioni di svantaggio fisico, psichico e sociale della persona.

Attenzione particolare è dedicata al ruolo che la famiglia dello studente può e deve svolgere nel processo educativo, anche con il riconoscimento ai genitori della facoltà di riunirsi in comitato ai vari livelli scolastici, con compiti consultivi  (art. 20).

Al fine di ottimizzare l'efficienza del servizio pubblico integrato, è necessario valorizzare tutto il personale dell'istruzione, con particolare riferimento ai docenti e ai responsabili degli istituti. Nella delega al Governo per la disciplina del personale (art. 14), si prevede il rapporto di lavoro, nell’ambito della contrattazione collettiva, a tempo indeterminato, mentre quello a tempo determinato è possibile solo quando si tratta di supplenze limitate ad un certo periodo di tempo. I docenti precari che hanno avuto contratti a tempo determinato maturano titoli preferenziali che sono valutati nei concorsi pubblici per titoli ed esami (art. 14).

Per l'insegnamento nell'istruzione dell’infanzia e dell'adolescenza, è necessario aver conseguito la laurea magistrale ed essere in possesso di un diploma di abilitazione all’insegnamento conseguito dopo la frequenza obbligatoria di un corso annuale. Dopodiché i dipartimenti regionali scolastici e di formazione degli adulti provvederanno ai concorsi per titoli ed esami. I dirigenti degli istituti scolastici regionali  potranno effettuare chiamata nominativa, nell’ambito della graduatoria regionale, fino al 50% del contingente dei posti da ricoprire e, per il restante, chiamata obbligatoria, utilizzando i candidati utilmente collocati nella graduatoria regionale degli idonei. La contrattazione del rapporto di lavoro è quella collettiva.

I responsabili degli istituti scolastici regionali hanno qualifica di dirigente ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29 e, come obbiettivo, hanno la responsabilità del raggiungimento di obiettivi relativi all’attività dell’istituto precedentemente concordati e approvati dal Dipartimento regionale scolastico e di formazione degli adulti.

L'accesso alla qualifica di dirigente di istituto scolastico e di formazione degli adulti avviene per corso-concorso pubblico indetto dal Dipartimento regionale scolastico e di formazione degli adulti, riservato ai docenti con anzianità di servizio di almeno cinque anni. Per tali figure è necessario un diploma di specializzazione conseguito al termine di un corso di studi di durata non inferiore a due anni, finalizzato alla gestione di sistemi scolastici formativi e di comunità, alla progettazione educativa e didattica e alla competenza dirigenziale (art. 14).

Al fine di garantire adeguati livelli di professionalità e migliorare il livello qualitativo del servizio d'istruzione, la proposta di legge prevede interventi importanti e qualificati nella formazione degli operatori dell’istruzione. In particolare, è istituito un Istituto nazionale di formazione, ricerca educativa e sperimentazione che, tra l’altro, definisce linee strategiche della formazione iniziale e ricorrente degli operatori dell’istruzione, nonché funzioni di coordinamento degli istituti regionali di formazione, ricerca educativa e sperimentazione (art. 19).

Per la formazione degli adulti la legge regionale definirà gli aggiornamenti professionali e i relativi obiettivi, contenuti, modalità e frequenze.

In ogni istituto scolastico sono istituite figure professionali di supporto all'attività del dirigente, dei docenti e degli studenti (tutore d'istituto, responsabile dei servizi multimediali e di documentazione, responsabile dei servizi amministrativi e del bilancio e responsabile dell'educazione alla salute, (art. 20).

Il superamento dell'autoreferenzialità del sistema d'istruzione attuale può essere realizzato mediante un effettivo decentramento di governo. Lo schema generale di tale decentramento prevede le seguenti attribuzioni e competenze:

a) il Parlamento ha il compito di approvare un piano pluriennale di intervento per l'istruzione pubblica, presentato dal Ministro della pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che rappresenta il ragionamento complessivo sulla base del quale le istituzioni competenti sono chiamate ad operare e ad attuare i livelli essenziali di prestazioni programmati a livello nazionale. Tale piano, che ha un arco temporale di tre anni, individua livelli essenziali delle prestazioni, linee di azione e allocazione di risorse (art. 16);

b) il Ministro della pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha funzioni di indirizzo, di coordinamento e di pianificazione. Approva i piani di studio generali ed ha il potere sostitutivo nei confronti dei dipartimenti regionali scolastici e di formazione degli adulti e delle regioni in caso di persistente inattività (art. 17). Il Ministro della pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca riceve i piani regionali, li consolida e verifica le compatibilità anche in relazione ad una adeguata uniformità dell’istruzione pubblica nel Paese e presenta in Parlamento il documento di piano pluriennale di intervento per l’istruzione pubblica per l’approvazione. Il Ministro della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ripartisce le risorse finanziarie tra le regioni, in relazione ai criteri definiti dall’art. 22;

c) i dipartimenti regionali scolastici e di formazione degli adulti, il cui dirigente è nominato con Decreto del Presidente della Regione, hanno compiti di gestione dell'istruzione, di programmazione e di organizzazione dell’attività. I dipartimenti regionali scolastici e di formazione degli adulti redigono i piani regionali di intervento sull’istruzione, dopo aver sentito tutti gli istituti del territorio regionale e l’Istituto regionale per la formazione, ricerca educativa e sperimentazione. Dopo l’analisi della compatibilità e delle coerenze, le regioni inviano al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca il piano regionale di intervento sull’istruzione. Inoltre, i dipartimenti regionali scolastici e di formazione degli adulti indicono concorsi regionali per titoli ed esami per la nomina dei dirigenti degli istituti regionali e per la nomina dei docenti e provvedono alla ripartizione delle risorse finanziarie regionali tra gli istituti regionali e paritari (art. 22);

d) gli istituti scolastici, dotati di personalità giuridica e di autonomia didattica, organizzativa, gestionale e finanziaria (art. 21), hanno il compito di gestire il servizio d'istruzione pubblica nei diversi ordini e gradi di insegnamento. Gli istituti di istruzione programmano annualmente la propria attività mediante il Progetto d'istituto (art. 20). Tale documento enuncia organicamente le scelte fondamentali in ordine ai livelli essenziali delle prestazioni ed all'autonomia. Esso pertanto rileva, seleziona, definisce ed individua i bisogni di istruzione in relazione ai problemi prioritari del territorio, regolando ogni aspetto dell'offerta di istruzione (insegnamenti facoltativi impartiti, strumenti e risorse disponibili, collegamenti con il territorio) e definisce i criteri di verifica della congruenza dell'attività educativa con i bisogni d'istruzione, con le risorse disponibili e con il contesto ambientale.

Allo scopo di sviluppare l'autonomia degli istituti scolastici e di formazione degli adulti sul territorio sono inoltre istituite conferenze permanenti dei dirigenti degli istituti regionali e dei responsabili degli istituti paritari che hanno competenze a livello regionale e di bacino d'utenza e compiti importanti di proposta e di consulenza (art. 20).

I dipartimenti regionali scolastici e di formazione degli adulti governano il sistema, attraverso i bacini d'utenza, la programmazione territoriale dell'offerta d’istruzione scolastica e degli adulti e il coordinamento tra istituti scolastici e di formazione degli adulti con le esigenze della popolazione.

Gli enti locali possono avere compiti di rilievo in relazione sia al decentramento delle competenze effettuato dalle regioni, sia in conseguenza di funzioni consultive attribuite dai dipartimenti regionali scolastici e di formazione degli adulti agli enti locali stessi.

Nella logica della riorganizzazione del sistema d'istruzione, è prevista una valutazione dell'attività  a tutti i livelli (art. 18). Il sistema di controllo è finalizzato a valorizzare ed ottimizzare le risorse intellettuali e finanziarie impegnate, è svolto tenendo presenti gli obiettivi espressione dei livelli essenziali delle prestazioni preventivi e consuntivi, il contesto nel quale l'istruzione è offerta, le risorse impiegate, i processi messi in atto. A tale scopo è istituita l'Autorità nazionale di valutazione, che è indipendente e  il cui Consiglio direttivo è nominato per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento e per un terzo dalla Conferenza permanente per un rapporto tra lo Stato-regioni e province autonome di Trento e Bolzano. Tale Autorità ha essenzialmente il compito di svolgere attività di controllo e di valutazione dell’efficacia, dell'efficienza e delle dimensioni quantitative del sistema d'istruzione nel suo complesso, attraverso il confronto dei livelli essenziali delle prestazioni preventivi e consuntivi. Sono anche possibili controlli a tutti i livelli organizzativi.

In sintesi, nella logica del disegno di legge generale, sono presenti cinque progressivi livelli di intervento:

1)    disciplina dell’Istituto nazionale di formazione ricerca educativa e sperimentazione e dell’Autorità nazionale di controllo;

2)    disciplina dei dipartimenti regionali scolastici e di formazione degli adulti;

3)    disciplina degli istituti scolastici e di formazione degli adulti;

4)    disciplina dell'ordinamento scolastico unitario, con fissazione in via preventiva dei livelli essenziali delle prestazioni e confronto con i livelli consuntivi;

5)    disciplina dell’ordinamento della formazione degli adulti, con fissazione in via preventiva dei livelli essenziali delle prestazioni e confronto con i livelli consuntivi.

In tutti gli ordinamenti è previsto l'intervento degli istituti paritari allorquando gli stessi rispettino le condizioni stabilite dall’art. 23.

Gli istituti paritari sono istituiti senza oneri per lo Stato ed il finanziamento pubblico riguarda solo i costi standard di funzionamento sistematicamente controllati. Tali erogazioni non comportano oneri aggiuntivi rispetto a quelli che lo Stato dovrebbe comunque sostenere per garantire l’istruzione obbligatoria gratuita dei cittadini frequentanti gli istituti scolastici paritari. È evidente che l’istituto paritario, per essere riconfermato, deve rispondere ad esigenze di ottimizzazione dell’istruzione del bacino d’utenza (art. 5). Per poter operare, gli istituti privati che non rientrano nel sistema pubblico integrato devono avere determinati requisiti minimi, preventivamente verificati dal Dipartimento regionale scolastico e di formazione degli adulti, in relazione agli standard di strutture e servizi per edifici scolastici (art. 24).

In ordine all'edilizia e alle attrezzature scolastiche, il disegno di legge prevede il trasferimento della proprietà degli immobili direttamente agli istituti scolastici e di formazione degli adulti, che di conseguenza assumono gli oneri di manutenzione straordinaria e quelli conseguenti ai necessari interventi di ristrutturazione, ampliamento e adeguamento alle norme vigenti (art. 25).

La pianificazione regionale dell’edilizia scolastica e della formazione degli adulti è trattata nell’articolo 26, nel quale viene contemplata l’elaborazione di un piano regionale di sicurezza, sviluppo e di qualificazione delle strutture edilizie. Tali piani sono coerenti con il piano di intervento regionale sull’istruzione ed hanno un ambito temporale di tre anni.

L'attuazione della proposta di legge generale avverrà attraverso decreti legislativi, disposizioni regolamentari e, in un secondo momento, leggi regionali. Fino a quando non saranno emanati tali provvedimenti non si potranno certamente manifestare fabbisogni finanziari addizionali rispetto alla situazione attuale. Si è tuttavia ritenuto opportuno quantificare tali  impegni annuali legati al provvedimento di legge, allo scopo di dare indicazioni orientative dei fabbisogni finanziari che una riforma di tale portata può generare nel Paese. Nell’art. 27 è stata prevista la copertura finanziaria dei fabbisogni addizionali dall'anno 2015 all’anno 2019.

I fabbisogni finanziari correnti addizionali (riferiti al potere d'acquisto dell’euro nel 2010) suddivisi per anno solare sono di notevole entità e portano la spesa complessiva dell’istruzione scolastica italiana ai vertici dei Paesi europei (circa il 7% del PIL):

- anno 2015 :   €      2.947  milioni

- anno 2016:    €    15.341  milioni

- anno 2017:    €      7.578  milioni

- anno 2018:    €      6.758  milioni

- anno 2019:    €      6.179  milioni

Gli ammontari sopraindicati sono stati elaborati sulla base dei dati Istat e di quelli del 44° rapporto sulla situazione sociale del Paese del Censis, nonché da indicazioni fornite dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, dalla Ragioneria generale dello Stato e dall’ISTAT.

Per gli impegni indicati nei vari anni sono state elaborate le seguenti ipotesi di copertura:

a) risparmi derivanti da razionalizzazione e riqualificazione della spesa attuale. Si tratta di una serie di interventi coordinati che riguardano l'organizzazione centrale del Miur e l’organizzazione decentrata regionale. Bisogna semplificare in modo radicale l’apparato burocratico e gestionale delle istituzioni scolastiche ai vari livelli adottando sistemi multimediali molto avanzati;

b) graduale riduzione della spesa pubblica nel settore della difesa, come appare possibile in relazione al mutato assetto dei rapporti internazionali;

c) graduale recupero dell'evasione e dell'elusione fiscale, che oggi nel Paese sono valutate intorno a 160 miliardi di euro in ragione di anno;

d) entrate nel settore scolastico derivanti da attività svolta per soggetti pubblici e privati, che attualmente si avvalgono di altre strutture;

e) progressiva generazione di risorse finanziarie disponibili in seguito ad azioni repressive dei reati di corruzione, concussione, peculato ed abusi d’atti d’ufficio. Circa 50/60 miliardi di euro sono indicati nel 2010 in una dichiarazione del Presidente della Corte dei Conti. Disposizioni attuative emanate con regolamento del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collegamento con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministro dello Sviluppo Economico definiranno le metodologie necessarie per l’individuazione progressiva di tali risorse finanziarie.

Per attuare la riforma in questione sono anche necessari investimenti in conto capitale una tantum per un ammontare complessivo di 40.328 milioni di euro (art. 27), suddivisi nei vari anni come segue:

- anno 2015:   €     1.900  milioni

- anno 2016:   €   10.988  milioni

- anno 2017:   €     9.288  milioni

- anno 2018:   €     9.276  milioni

- anno 2019:   €     8.876  milioni

Tali investimenti si riferiscono essenzialmente alla costruzione e all’arredamento di nuovi edifici per nidi d’infanzia (circa € 21.000 milioni) e ad interventi per sistemazioni varie, per mettere gli edifici esistenti nelle condizioni di sicurezza previste (circa € 14.000 milioni) e alla costruzione di nuovi edifici per la formazione degli adulti. Le proposte di copertura finanziaria sono relative a minore esborso per grandi opere non utili alla società, vendita di beni immobiliari dello Stato, imposta una tantum sui grandi patrimoni.

Tutto ciò è riportato in modo analitico nell’art. 27 della proposta di legge.

La destinazione di risorse finanziarie di tale entità rappresenta un salto di qualità nella politica finora seguita, sia per affrontare finalmente in modo globale ed organico i problemi del  sistema dell'istruzione, sia per colmare le distanze accumulate rispetto agli altri Paesi europei e agli USA. Infatti, la spesa annua totale del 2010 (pubblica e privata) allargata agli enti locali per l'istruzione del nostro Paese è di circa 63 miliardi di euro in ragione di anno e assorbe circa il 4,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL), contro il 5,6% in Francia, il 7,8% in Danimarca ed il 5,8% della media dei Paesi OCSE. L’Italia, dopo la riforma destinerà circa il 7% del PIL all’istruzione e ciò la collocherà in una posizione di vertice nel panorama mondiale.

Sarà un vero e proprio cambiamento epocale, con conseguenze enormi anche sulla proposizione di nuove riforme di struttura e potremo così nel campo dell’istruzione diventare un punto di riferimento in Europa e nel mondo.

In prospettiva, nelle società postindustriali, il capitale umano tenderà ad assumere crescente importanza. E' dunque necessario che le tendenze evolutive dell'economia e della società siano dirette a produrre beni e servizi con una quota rilevante di alta tecnologia e però anche di alta intensità di lavoro. Occorrerà, pertanto, disporre di risorse umane dotate di conoscenze adeguate, rinnovabili attraverso un processo di formazione degli adulti per tutta l'attività lavorativa.

La condizione per affrontare seriamente la sfida di lungo periodo della nuova economia con forti vincoli sociali può dunque essere soltanto un'iniziativa pubblica per un intervento strutturale sul sistema d'istruzione a tutti i livelli: si tratta di seguire una logica di ampio respiro, in cui la spesa d’istruzione diventi forte incentivo per cogliere ogni opportunità di lavoro. Ecco quindi che l'investimento in istruzione sarà sempre più un investimento produttivo, essenziale per la continuità dello sviluppo sostenibile e solidale del Paese.

In attesa dell'emanazione dei decreti legislativi e dei regolamenti ivi previsti nel disegno di legge generale e delle leggi regionali specifiche, si continueranno ovviamente ad applicare le norme vigenti fino alla data dell'entrata in vigore della legge (art. 28).

È previsto un testo unico della materia dell'istruzione scolastica e della formazione degli adulti che coordini le disposizioni preesistenti con quelle della legge di cui si chiede l'approvazione e dei relativi decreti legislativi e disposizioni regolamentari. Con decreto legislativo emanato dal Governo entro nove mesi dall’entrata in vigore della presente legge, si definirà una disciplina transitoria idonea ad assicurare la graduale sostituzione del regime attualmente in vigore con quello stabilito dalla riforma (art.28). Nella disciplina transitoria sarà prioritario consentire al maggior numero di studenti di essere interessati alla riforma in tempi ragionevolmente brevi. Sarà inoltre prioritaria la costituzione dell’Istituto nazionale di formazione, ricerca educativa e sperimentazione. Si dovrà anche stabilire che il personale docente già in ruolo, e non in ruolo, segua corsi di aggiornamento presso i vari istituti regionali di formazione, ricerca educativa e sperimentazione e, nel contempo, continui a svolgere l'attività di insegnamento. Il personale docente avrà altresì la possibilità di essere inquadrato negli organici dell'Autorità nazionale di valutazione e dell'Istituto nazionale di formazione, ricerca educativa e sperimentazione. Inoltre si dovrà prevedere che, in sede di prima applicazione, il corso-concorso pubblico per l'accesso alla qualifica dirigenziale abbia la durata di un anno e che per la copertura di metà dei posti disponibili si proceda a concorso per soli titoli, riservato al personale direttivo o ispettivo con più di cinque anni di anzianità di servizio.

L'art. 29, con una scelta innovativa di tecnica legislativa, riporta gli obiettivi quantitativi previsti in sede di prima applicazione della legge. Sono indicazioni che rappresentano più che altro delle tendenze, ma che si sono volute esplicitare, nonostante le oggettive difficoltà, per ragioni di chiarezza e per dare contenuto alle prospettive quantitative del miglioramento nel tempo del servizio scolastico nelle sue varie articolazioni. Queste stime sono comunque inferiori a quelle ipotizzate nel calcolo effettivo delle risorse finanziarie addizionali.

Per quanto riguarda i livelli essenziali delle prestazioni, si prevede, dall’anno di applicazione della legge (2015) all’anno di regime (2019), un miglioramento complessivo, coerente con il nuovo sistema d’istruzione  previsto dalla riforma.

La proposta di legge generale è stata elaborata attingendo anche agli orientamenti emersi dal dibattito pedagogico e di diritto dell’istruzione svoltosi negli ultimi anni in Italia, in Europa e negli USA sui temi dell'istruzione ed assumendo alcuni punti dai progetti di riforma non realizzati. Infatti, mentre per alcune tematiche si prospettano soluzioni molto innovative, per altre si è operato coordinando, razionalizzando e sviluppando il patrimonio esistente di progettualità e conoscenze.

Si propone che il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca sia diviso in tre ministeri: il primo si occuperà di istruzione scolastica e formazione degli adulti, il secondo si occuperà dell’università ed il terzo si occuperà solo di ricerca. Sembra assurdo che tre argomenti di importanza vitale per l’Italia siano sotto la responsabilità di un unico ministro. Non conta il numero dei ministeri, ma quanto si fa in ciascun ambito per le esigenze fondamentali del Paese.

La proposta di legge generale evidenzia alcuni riferimenti concettuali irrinunciabili: sistema d’istruzione decentrato, unitario, pluralistico, flessibile, efficiente, efficace ed equo per concorrere al raggiungimento di obiettivi di fondo relativi allo sviluppo e alla promozione della persona, alla ricerca dell'equilibrio tra formazione generale e competenze specifiche, alla realizzazione della democrazia sostanziale con l'accesso anche alla cittadinanza sociale, al contrasto dell'esclusione sociale e quindi all’evoluzione del sistema sociale.

È però urgente agire! Una decisa ed efficace azione politica nel campo dell'istruzione non è più rinviabile. Non si può più perdere tempo se si vuole evitare la completa dequalificazione del nostro Paese nei confronti dell'Europa e del mondo.

Non sono più eludibili risposte precise allo stato di disagio che, con vigore crescente, manifestano gli insegnanti, gli studenti, le famiglie e tutta la società.

Occorre che il Parlamento approvi in tempi brevi la proposta di legge generale attuando finalmente la Costituzione che, fino ad ora, non ha trovato adeguata applicazione in materia.

L'iniziativa si basa sull'intuizione secondo cui nel Paese esiste una maggioranza di cittadini e di istituzioni sociali e politiche orientate ad una riforma completa ed incisiva. La riforma proposta deve essere avviata con determinazione per evitare il rischio che l'attuale sistema d'istruzione, sottoposto ai consueti interventi settoriali, sporadici e non coordinati in un disegno unitario, si perpetui indefinitamente o, peggio, che si introducano riforme solo apparenti, le quali non intaccano la sostanziale conservazione dell'esistente e anzi talvolta lo peggiorano. Sono anche molto temibili le riduzioni di impegno finanziario attuate nell’anno 2011 e previste nel 2012/2013 per circa 8 miliardi.

È necessario effettuare questo investimento per le future generazioni: è un investimento in civiltà! Ciò ispira la nostra azione, anche se siamo consci delle difficoltà e delle resistenze al cambiamento. Siamo però anche convinti che oggi, nonostante la crisi e la mancanza di rappresentatività dei partiti, ci siano le condizioni politiche, sociali e culturali per realizzare questa grande speranza.

Siamo convinti che la società civile ed in particolare le autorità morali, gli intellettuali e gli uomini della scienza, della letteratura e dell’arte sapranno cogliere e fare propri i principi e le linee di azione della riforma che presentiamo. E ciò sarà già un grande successo.

Un progetto così ambizioso potrà diventare realtà solo con il coinvolgimento democratico delle persone e delle istituzioni interessate. Infatti, nessuna riforma di grande portata, soprattutto nel settore educativo, può essere attuata senza il contributo attivo della società. Di particolare rilievo ai fini del raggiungimento degli obiettivi del disegno di legge è la partecipazione delle diverse componenti della comunità educativa, e cioè dei genitori, dei docenti e degli studenti, ma anche delle istituzioni, degli enti locali e delle forze sociali.

Grazie a questa decisa opera di sostegno, il sistema di istruzione italiano potrà raggiungere l’alto livello che la società richiede e merita nel nuovo secolo, nell'ambito di una dimensione sempre più mondiale.

Onorevoli deputati e senatori! Noi speriamo che si possano formare in Parlamento aree propositive trasversali in grado di attivare prima un dibattito approfondito e poi l’approvazione.

Siamo comunque convinti che tutte le difficoltà possano essere superate, se il Parlamento, indipendentemente dagli schieramenti politici, si concentrerà su questo grande tema, nella convinzione di giungere presto all'approvazione di uno strumento legislativo indispensabile per realizzare una svolta decisiva del nostro futuro. Si tratta di aprire una nuova pagina della storia dell’uomo e forse di far sì che l’Italia possa diventare un punto di riferimento dell’istruzione nel panorama  mondiale. Fate che ciò sia possibile!

 

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Ultimo aggiornamento Domenica 25 Marzo 2012 00:18
 
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